| E' sempre possibile regolare la geometria dell'immagine? Le regolazioni che si possono attuare su un monitor riguardano, in genere, la luminosità ed il contrasto, le caratteristiche geometriche ed il fuoco. Non tutti i monitor godono degli stessi comandi e delle medesime regolazioni, ma queste variano in funzione della marca e del modello. In genere i prodotti di fascia bassa consentono solo semplici regolazioni quali la centratura delle immagini a video e le relative dimensioni e nulla più e solo sui modelli di fascia alta sono consentite regolazioni molto più ampie e sofisticate. E bene ricordare che non è semplice ed immediato ottimizzare le immagini a video, dato che alcuni difetti possono essere corretti solo combinando l'effetto di differenti regolazioni e che per ottenere dei risultati ottimali bisogna agire sulla periferica calda, accesa da almeno 30 minuti, cioè al raggiungimento dell'effettiva temperatura di lavoro e non prima; si correrebbe il rischio di vedere un peggioramento delle caratteristiche dell'immagine a video durante l'uso della stessa periferica. |
| I problemi nella visualizzazione delle immagini sono sempre dovuti ai monitor? La risposta non può che essere negativa dato che il monitor interagisce con la scheda video ed è proprio l'ottimizzazione del funzionamento di questa particolare accoppiata che comporterà una migliore visualizzazione delle immagini a video. Se dobbiamo cercare la causa di eventuali problemi questa andrà ricercata tanto nel monitor quanto nella scheda video. Il costante aggiornamento dei driver di monitor e scheda video, nonché del BIOS di quest'ultima, sono operazioni di fondamentale importanza se vogliamo ottenere il massimo dalle nostre periferiche. |
| Quali difetti si possono considerare normali e quindi nelle tolleranze stabilite dai costruttori di monitor? Molte volte dobbiamo convivere con dei difetti nella geometria delle immagini che non possono essere corretti con i comandi a disposizione e che vengono considerati in "tolleranza"; ma cosa si intende per tolleranza e quali sono i limiti su questi valori? Per tolleranza si intende la differenza che intercorre tra il valore misurato di una data grandezza e quello che possiamo ritenere il valore ottimale della stessa; il costruttore fissa una tolleranza, quindi una zona entro la quale il valore della grandezza misurata si può trovare per considerare il prodotto non difettoso. Il problema è se quello che il produttore considera un valore in tolleranza, possa essere dal consumatore accettato come tale, cioè un "difetto"che non vada a limitare l'ottimale uso della periferica. E' proprio su questo aspetto che, a mio avviso, le cose non tornano; considerare uno scostamento delle linee orizzontali di 2 o 3 mm nella zona superiore dello schermo non può essere accettato da chi utilizza applicativi CAD e su periferica di una certa classe qualitativa; purtroppo la guerra dei prezzi che si sta combattendo in questo settore non porterà a nulla di buono nel prossimo futuro perchè verrà giocata anche a scapito della qualità del prodotto e dei relativi controlli; controllare e regolare un monitor ha un costo e limitare l'intervento sul prodotto aumentando la tolleranza sullo stesso vuol dire ridurre i costi di produzione e quindi vendere la periferica ad un prezzo concorrenziale, anche se poi il consumatore potrà avere la sfortuna di acquistare un monitor in "tolleranza", ma non certo privo di "difetti". |
| Sul mio monitor compaiono delle leggere righe. Potrebbe essere un difetto? La presenza di sottili righe sullo schermo potrebbero rappresentare o meno un difetto del monitor a seconda della tecnologia costruttiva utilizzata; se la nostra periferica adotta un tubo con tecnologia "aperture grille", meglio nota con i nomi commerciali Trinitron o Diamondtron, la cosa è del tutto normale mentre non lo sarebbe in tutti gli altri casi. |
| Come posso impostare i valori di refresh supportati dal monitor? Il valore che andiamo abitualmente ad impostare è quello del refresh verticale, cioè la frequenza con cui le immagini a video vengono formate nel tempo attraverso una successione di linee "disegnate" sullo schermo dall'alto verso il basso. La frequenza di refresh viene impostata dal pannello di configurazione "Proprietà - schermo", agendo sull'opzione "avanzate" della cartella "Proprietà" ed è strettamente legata alle caratteristiche del monitor e della scheda video. |
| Come posso memorizzare le impostazioni sul mio monitor? I monitor di recente fabbricazione sono tutti dotati di un certo numero di memorie che consentono di salvare le impostazione della periferica a seconda della risoluzione di lavoro utilizzata o in funzione dell'applicativo lanciato. Una volta effettuata la regolazione ottimale della periferica si potrà agire sul comando "salva" del menù a video , OSD, e la configurazione verrà memorizzata; in automatico il monitor attiverà tali configurazioni nel momento in cui si troverà ad operare in quelle determinate condizioni di lavoro. |
| Quanto si deve spendere per un buon monitor? Questa è una domanda molto ricorrente e alla quale non sempre è facile rispondere; diciamo che in generale in questo specifico settore alla maggiore qualità della periferica corrisponde anche un maggior costo per la stessa. La scelta di un monitor dobbiamo basarla, oltre che sul costo, anche sull'uso che ne faremo. Spesso e volentieri si da poca importanza al monitor anche se rappresenta un dispositivo che oltre ad essere indispensabile è anche di fondamentale importanza. L'uso di un PC per impieghi lavorativi deve a mio avviso, indirizzare l'acquirente su periferiche di buona qualità e dal prezzo medio alto, dato che lavorare per 10 ore davanti ad un monitor di fascia economica diventa una vera e propria impresa e la nostra vista non potrà che risentirne a lungo andare; diverso è il discorso se utilizzo il monitor per poco tempo nell'arco della giornata, in questo caso anche un prodotto di marca ma pur sempre entry level potrebbe fare al nostro caso. Il mio consiglio è comunque di non perdere giornate a cercare la periferica più economica ma di puntare su prodotti di buona qualità, dato che la frequenza con cui andremo a sostituire un monitor è ben diversa da quella con cui cambieremo PC o processore. |
| Quali sono le frequenza di refresh ottimali? Esistono delle normative che fissano le caratteristiche ideali di un monitor per poter tutelare la salute di chi lo utilizza; queste normative, tipo la TCO e la MPR, stabiliscono anche i valori di refresh ottimali alle varie risoluzioni di lavoro. Il monitor che andremo ad acquistare dovrà rispettare, per essere una periferica decente, questi valori e possibilmente essere certificato TCO99. Le attuali normative fissano in 85 Hz l'ottimale frequenza di refresh per evitare l'affaticamento della vista. Molti monitor, così come molte schede video, consentono di andare ben oltre questi limiti; la domanda che potremmo porci è se a frequenze di refresh maggiori possa corrispondente un miglioramento delle condizione di lavoro, ma la risposta è NO! quello che otteniamo lavorando a 120 Hz di refresh anziché 85 Hz è un maggiore sfruttamento dell'elettronica e del tubo catodico del monitor e nulla più, e quindi in generale, una minore durata della stessa periferica. |
| E' importante aggiornare costantemente i driver per il monitor e la scheda video? Monitor e schede video di recente fabbricazione sono conformi al DDC (Display Data Channel), cioè in pratica tra monitor e scheda video nasce una sorta di comunicazione con la quale vengono scambiate informazioni relative alle caratteristiche delle due periferiche sulla base delle quali si ottiene una corretta configurazione di lavoro. Avere driver costantemente aggiornati non fa altro che ottimizzare questi processi e rendere sempre più ottimizzata questa comunicazione e le relative configurazioni. |
| Quando accendo il monitor l'immagine non risulta ottimizzata. E' normale? Le regolazioni su un monitor devono essere fatte alla normale temperatura di lavoro che in genere si ottiene dopo circa 30 minuti dall'accensione. E' più che normale che un monitor a freddo presenti una immagine non perfettamente ottimizzata dato che l'elettronica dello stesso non ha ancora raggiunto la sua temperatura di regime ottimale. |
| L'immagine a video presenta distorsioni e lo schermo assume colorazioni violacee. Cosa può essere? Questo tipo di difetto si presenta, in genere, con la presenza di campi magnetici, più o meno intensi, all'esterno del monitor; questi campi possono essere generati da telefonini, cordless, casse audio, modem ecc... Il monitor, pur schermato al proprio interno, è fortemente influenzato dai campi magnetici ed è quindi consigliabile posizionare il più lontano possibile tutte le potenziali fonti di disturbo. |
| I monitor con audio integrato possono dare problemi? Le casse audio sono sorgenti di campi magnetici i quali rappresentano una delle principali cause di distorsione delle immagini a video e dell'alterazione dei colori. E' pur sempre vero che un monitor è internamente schermato, ma considerando i potenziali problemi che le casse integrate nel case potrebbero generare, la mediocre qualità audio che le stesse garantiscono e così via, il mio consiglio è quello di evitare di acquistare monitor di tipo multimediale e di far uso dei classici speaker esterni. |
| Quando accendo o spengo il PC viene segnalato che la frequenza di refresh del monitor non è corretta. Cosa può essere? Questa situazione è abbastanza frequente e si verifica ogni qual volta tra monitor e scheda video nasce un collegamento diretto senza il controllo del sistema operativo installato sul PC e quindi di funzioni di tipo DDC. Non ci dobbiamo preoccupare più di tanto per situazioni di questo tipo, dato che il tutto dipende dalle caratteristiche del monitor e della scheda video installata. |
| Cosa si intende per interlacciato e non
interlacciato? L'immagine sul nostro monitor si forma per righe che si generano con una frequenza pari al refresh verticale; in pratica l'immagine non si forma istantaneamente ma è il risultato di una combinazione di righe che dall'alto verso il basso vanno a generarsi sullo stesso schermo; la velocità con cui avviene il processo è tale che il nostro occhio vede solo l'immagine fissa e stabile e nulla più. I vecchi monitor godevano di frequenze di refresh non interlacciate, nel senso che le immagini venivano generate in due differenti passaggi dove nel primo venivano tracciate le linee dispari (1, 3, 5...) e nel secondo le pari (2, 4, 6...); l'introduzione dei monitor con frequenze di refresh non interlacciate ha permesso di ottenere un notevole miglioramento della qualità delle immagini senza il fastidioso sfarfallio caratteristico delle vecchie periferiche, dato che per "non interlacciato" intendiamo la formazione dell'immagine in un singolo passaggio e quindi con la generazione delle linee che formeranno la stessa dalla prima all'ultima in modo sequenziale (1, 2, 3, 4...). |
| I monitor a tubo corto sono migliori rispetto ai tradizionali? Non è così semplice rispondere a questa domanda dato che è strettamente legata alla qualità intrinseca della periferica; possiamo fare un discorso generale per evidenziare le differenze tra i due tubi catodici e quindi le eventuali problematiche che si potrebbero evidenziare. L'immagine sullo schermo viene formata da fosfori, sostanze che emettono luce se colpite da cariche elettriche, opportunamente eccitati da un fascio di elettroni; questo fascio è generato da un apposito cannone posizionato nella parte iniziale del tubo catodico. Il fascio di elettroni colpisce i fosfori del colore voluto grazie all'adozione di apposite griglie in grado di guidare con precisione il fascio stesso sul punto desiderato; queste griglie sono di differenti tipologie e vanno a caratterizzare tecnologie quali Shadow Musk, Aperture Grille (Trinitron e Diamondtron) e Slot Musk. Il cannone di elettroni è perfettamente posizionato sull'asse del monitor e quindi in posizione centrale; il fascio è cilindrico e quando impatta sulla griglia dello schermo lo farà con differenti angoli di inclinazione a seconda del punto considerato; questo comporterà un'inevitabile ovalizzazione del fascio man mano che ci spostiamo dai punti centrali a quelli più periferici. L'ovalizzazione comporta una diminuzione nella precisione con cui il fascio di elettroni è in grado di colpire il singolo fosforo di quel determinato colore base (rosso, verde, blu) e questo si traduce in problemi legati alla corretta messa a fuoco delle immagini, nonché alla corretta definizione dei contorni; questi difetti saranno più evidenti quanto maggiore sarà la deviazione del fascio e quindi quanto più esterni saranno i punti dello schermo interessati. I costruttori di monitor con particolari stratagemmi, tipo il posizionamento di piccoli campi magnetici nelle zone periferiche dello schermo, riescono parzialmente a controllare il problema. E' ovvio che su un monitor a tubo corto, dove il cannone di elettroni è più vicino allo schermo, queste problematiche saranno più evidenti, data la maggiore inclinazione del fascio, e quindi più difficilmente controllabili. Il tutto è comunque legato alla qualità della periferica e quindi non è difficile trovare monitor a tubo corto con una ottimale qualità delle immagini sia per messa a fuoco che per la definizione delle stesse. |
| Un refresh troppo elevato potrebbe danneggiare il monitor? Purtroppo si, e questo problema è tanto più presente quanto più cerchiamo di far convivere schede video dell'ultima generazione con monitor di non recente produzione, non conformi quindi alle specifiche DDC. In pratica la mancanza di un autocontrollo delle caratteristiche hardware di monitor e scheda video potrebbe comportare l'invio di un segnale con una eccessiva frequenza di refresh dalla scheda video al monitor, con il rischio di provocare una staratura di quest'ultimo se non il danneggiamento di alcuni suoi componenti elettronici. Bisogna essere molto prudenti quando installiamo una nuova scheda video su un vecchio PC e sarebbe opportuno consultare il manuale del monitor per valutarne le caratteristiche tecniche, in modo particolare frequenze massime di refresh in funzione della risoluzione adottata, prima di inviare qualche segnale video pericoloso sullo stesso. |
| Cos'è l'attacco BNC? L'attacco Bnc (Bayonet Nut Coupling)è un attacco a 5 connettori in genere presente sui monitor di fascia alta di tipo professionale oltre al classico attacco D-Sub per il cavo VGA. L'uso di questa particolare connessione garantisce una migliore trasmissione del segnale video ma non supporta, purtroppo, il canale DDC attraverso il quale scheda video e monitor dialogano tra loro e attravero il quale si possono ottimizzare i parametri del monitor in funzione di quelli della scheda video e viceversa. |
| Cos'è lo standard DVI
(Digital Visual Interface) per i monitor TFT? I monitor LCD sono apparecchi totalmente digitali e quindi offrono il meglio di se con segnali in Input di tipo digitale. Lo standard di mercato è ancora rappresentato dal VGA e quindi da un segnale analogico caratteristico dei monitor CRT. La nostra scheda video opera una conversione del segnale digitale, tipico dei PC, in analogico e lo rende disponibile al nostro monitor; i monitor CRT sfruttano direttamente il segnale mentre quelli LCD devono riconvertirlo in digitale. Questa situazione comporta oltre ad un peggioramento della qualità stessa del segnale anche un maggior costo dei monitor TFT che al proprio interno hanno un convertitore analogico-digitale. Per fortuna molti costruttori di schede video hanno iniziato a dotare i loro prodotti di uscite digitali, oltre a quelle analogiche, alle quali possiamo collegare direttamente tutti quei monitor LCD privi di convertiore con un netto miglioramento della qualità delle immagini. |
| Cosa sono le tecnologie IPS e MVA nei monitor
TFT? Le tecnologie IPS (In Plane Switching) e MVA (Multi Domanin Vertical Alignment) tipiche dei monitor TFT, consentono di ampliare l'angolo di visione in queste particolari periferiche, uno dei pricipali limiti che hanno nei confronti dei tradizionali monitor CRT. |
| Qual'è la risoluzione in un monitor TFT da 15 A differenza di quanto avviene nei tradizionali monitor CRT, dove possiamo senza alcun problema variare la risoluzione di lavoro, per i TFT questa è definita dal numero di celle LCD che lo compongono e quindi è un parametro fisso. Questo rappresenta una cosa positiva da un lato e negativa dall'altro; l'aspetto negativo è che si è vincolati ad una data risoluzione e quindi non ci è consentito variarla se non a scapito dell'ottima qualità dell'immagine caratteristica di queste periferiche e l'aspetto positivo è proprio legato alla qualità delle immagini visualizzate dato che ad ogni pixel corrisponde una ben determinata cella LCD e quindi non si hanno i classici problemi dei monitor CRT dove gli eventuali errori nella deviazione del fascio di elettroni poteva comportare problemi di nitidezza delle immagini, sfuocature e così via. Un 15" TFT visualizza immagini in modo ottimale a 1024x768 mentre scendendo a 800x600, o 640x480, possiamo avere a seconda dell'unità una riproduzione meno limpida e nitida a causa di un meccanismo di interpolazione dei pixel e quindi delle celle LCD corrispondenti. |
| Quali sono le reali dimensioni di un monitor TFT da 15"? A differenza di quanto si possa credere, un monitor TFT da 15" ha un'area visiva comparabile a quella di un tradizionale CRT da 17", dato che in quest'ultimi parte del tubo catodico rimane incluso nel case plastico della periferica. Questo vuol dire che acquistando un TFT da 15" ci troveremo a lavorare con un'area visibile utile pari a quella di un CRT da 17", oramai diventato lo standard di mercato per i monitor entry level per applicazioni home e office. |
| Cosa si intende per "maschera SLOT
MASK"? Nei monitor abbiamo un "cannone" di elettroni, cioè un dispositivo che genera elettroni (cariche elettriche di segno negativo) che vengono "sparati" verso la superficie anteriore del tubo catodico; nei monitor a colori ci sono tre cannoni che generano altrettanti fasci di elettroni ognuno dei quali deve "colpire" sullo schermo del monitor i fosfori di un determinato colore (verde, rosso, blu). E' chiaro che bisogna evitare che il fascio di elettroni che deve colpire il fosforo rosso vada a colpire il verde o il blu e tal scopo ci vengono in aiuto le cosiddette "maschere", una vera e propria sorta di "mirino", che vanno, a seconda di come sono strutturate, a caratterizzare i prodotti dei vari costruttori che le hanno ideate e realizzate. "SLOT MASK" è la tecnologia adottata da NEC sotto il nome di "Cromaclear". E' in sostanza una soluzione ottenuta combinando le altre due tipologie di maschere presenti nei più diffusi monitor CRT, cioè "APERTURE GRILLE" e "SHADOW MASK"; infatti abbiamo la presenza di fosfori in celle di forma ellittica disposte verticalmente e con una maschera costituita da linee verticali; in pratica si hanno delle strisce verticali affiancate che risultano suddivise in celle ellittiche costituite da gruppi di tre fosfori di colori primari (verde, rosso e blu). La minima distanza tra due celle delle stesso colore viene denominata slot pitch ed anche qui, come per il dot pitch, minore è il suo valore e maggiore risulta la qualità dell'immagine e quindi del monitor. |
| Cosa si intende per "maschera APERTURE
GRILLE"? Nei monitor abbiamo un "cannone" di elettroni, cioè un dispositivo che genera elettroni (cariche elettriche di segno negativo) che vengono "sparati" verso la superficie anteriore del tubo catodico; nei monitor a colori ci sono tre cannoni che generano altrettanti fasci di elettroni ognuno dei quali deve "colpire" sullo schermo del monitor i fosfori di un determinato colore (verde, rosso, blu). E' chiaro che bisogna evitare che il fascio di elettroni che deve colpire il fosforo rosso vada a colpire il verde o il blu e tal scopo ci vengono in aiuto le cosiddette "maschere", una vera e propria sorta di "mirino", che vanno, a seconda di come sono strutturate, a caratterizzare i prodotti dei vari costruttori che le hanno ideate e realizzate. "APERTURE GRILLE" è la maschera, e quindi la tecnologia, adottata da alcuni costruttori con nomi quali Trinitron (per Sony) o Diamondtron (per Mitsubishi). In questa soluzione non abbiamo più la presenza di una griglia metallica forata come per la "Shadow Mask", ma bensì una griglia formata da linee verticali composta da una serie di fili tesi dove i fosfori risultano disposti in strisce verticali di diverso colore (verde, rosso e blu) invece che a punti. Questo sistema assicura un ottimo contrasto per le immagini e una notevole saturazione dei colori che indirizzano ad un campo applicativo di tipo professionale i monitor che ne sono provvisti. La minima distanza tra strisce del medesimo colore prende il nome di stripe pitch e, come per il dot pitch, minore è il suo valore e maggiore risulta la qualità dell'immagine. |
| Cosa si intende per "maschera SHADOW
MASK"? Nei monitor abbiamo un "cannone" di elettroni, cioè un dispositivo che genera elettroni (cariche elettriche di segno negativo) che vengono "sparati" verso la superficie anteriore del tubo catodico; nei monitor a colori ci sono tre cannoni che generano altrettanti fasci di elettroni ognuno dei quali deve "colpire" sullo schermo del monitor i fosfori di un determinato colore (verde, rosso, blu). E' chiaro che bisogna evitare che il fascio di elettroni che deve colpire il fosforo rosso vada a colpire il verde o il blu e tal scopo ci vengono in aiuto le cosiddette "maschere", una vera e propria sorta di "mirino", che vanno, a seconda di come sono strutturate, a caratterizzare i prodotti dei vari costruttori che le hanno ideate e realizzate. La "SHADOW MASK" è la maschera, e quindi la tecnologia, più diffusa nei monitor CRT; il principio su cui si basa è quello di anteporre allo schermo con i fosfori una griglia metallica che funziona come un mirino, cioè impedisce che un fascio di elettroni possa colpire il fosforo sbagliato e in un area differente da quella voluta. La maschera forma una griglia omogenea di punti, dove ogni punto è costituito da tre fosfori di colori primari verde, rosso e blu che possono essere eccitati dal bombardamento elettronico operato dai tre cannoni. Eccitando in modo differente i fosfori e quindi combinando in modo opportuno i tre colori primari si può ottenere nel punto desiderato il colore voluto. La distanza tra fosfori di ugual colore espressa in mm (millimetri) e che viene intesa come la distanza maggiore valutata misurando il lato dell'ipotetico triangolo che congiunge idealmente i centri di tre dot (misura fatta quindi sulla diagonale), cioè punti di ugual colore, prende il nome di dot pitch; questo parametro rappresenta un indice della qualità dell'immagine e del monitor dato che con un "dp" più basso si avranno, almeno sulla carta, monitor ed immagini visualizzate di maggiore qualità. |
| Come funziona un monitor CRT? Un monitor CRT è semplicemente costituito da un tubo di vetro nel quale si realizza il vuoto, cioè si aspira tutta l'aria in esso contenuta, con una parte anteriore rivestita da fosfori, sostanze in grado di emettere luce se colpite da cariche elettriche in atmosfera rarefatta; la struttura è molto simile a quella di un televisore domestico. Nei CRT abbiamo la presenza di un catodo che produce elettroni (cariche elettriche di segno negativo), i quali vengono "sparati" verso la superficie anteriore del tubo tramite un acceleratore di cariche che sfrutta una elevata differenza di potenziale elettrico; questi elettroni acquistano una notevole energia funzione della velocità raggiunta (E=0,5xmxV^2 dove con E=energia, m=massa, V=velocità), essendo la loro massa molto limitata. Gli elettroni vanno a colpire la parte anteriore del tubo interagendo con il rivestimento in fosfori, in questo modo abbiamo la "conversione" della loro energia in luce e si vengono a creare delle immagini visibili dall'occhio umano. In generale nei CRT a colori abbiamo tre cannoni di elettroni (Electron gun), a differenza del singolo cannone presente nei monitor monocromatici oramai in disuso. |
| Qual'è l'effettiva area di visualizzazione per un monitor? E' bene ricordare che la dimensione di un monitor viene intesa come la misura in pollici misurata lungo la sua diagonale (1" equivale a 2,54 mm) e che l'effettiva area di visualizzazione potrà variare a seconda della tipologia del monitor; su un CRT l'area visualizzata sullo schermo sarà inferiore alla dimensione "commerciale" dichiarata dal costruttore e questo si traduce in una diagonale effettiva più corta di circa 1,2" - 2", dato che parte dello schermo rimarrà nascosto dal case plastico, mentre sui TFT l'area risulta effettiva; per questo motivo si suol dire che un 15" TFT ha un'area di visualizzazione circa equivalente a quella di un 17" CRT. |